Barbaresco DOGC 2013 “La Cicogna” – Panchina mon amour

Per scrivere questo articolo ho violato lo statuto di Lowine e ho speso 6,99 euro…mea culpa. Non ho però saputo resistere a ciò che ho trovato al LIDL: uno scaffale pieno di vini DOC/DOCG “selezione gambero rosso” da 1,69 fino ai 13 euro…per noi di Lowine il Paese dei balocchi. E da brava piemontese mi sono fiondata subito su un compagno di tante bevute: il Barbaresco.

Il Barbaresco ha una zona di produzione molto piccola tra Barbaresco appunto, Neive e Treiso e viene prodotto al 100% con uve Nebbiolo. Per legge deve invecchiare minimo 26 mesi, di cui 9 in legno per poter avere il nome di Barbaresco, e proprio questa pratica ne giustifica il prezzo e la qualità.
Dunque versando un bicchiere di Barbaresco 2013 “La Cicogna” si nota un bel colore rosso aranciato, e anche i profumi non mi hanno deluso particolarmente: viola, pepe e liquirizia…certo subito sembra di annusare alcol per pavimenti ma raga’…di che stiamo parlando?! In bocca mi è caduto in disgrazia…per i più fini di noi dico “tannini troppo aggressivi”, per i più grezzi “sapeva di panchina”. E la panchina comanda su tutto il resto del sapore; acidità scarsa e il gusto in bocca sparisce dopo pochi secondi.

Sui blog seri è stato scritto di tutto su questo vino: peste e corna, dissertazioni meta filosofiche sul senso della vita…noi di Lowine, che siamo fieri di non essere seri, vi diciamo: fatevela una risata ogni tanto! Questa bottiglia di Barbaresco grida in tutti i suoi particolari “vorrei ma non posso” però ci prova e, a mio giudizio, si difende piuttosto bene. E in generale il gusto di doga del letto ciucciata vende, piace e affascina, altrimenti non sarebbe sul mercato da decenni ormai.

Il sommelier esperto inorridirà anche solo al pensiero di stappare una bottiglia del genere, i più sinceri e onesti diranno che “non è male”, si godranno un bicchiere a pasto e non sentiranno il bisogno di scomodare Nietzsche (o qualche altro filosofo di moda tra gli hipster) per dar voce al dramma interiore di un vino che voleva stare con una botte di rovere francese e invece si è trovato a invecchiare con una panchina fronte parcheggio dell’Autogrill.

 

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Nicole

Dopo 5 anni di liceo classico ho lasciato di sale professori e famiglia iscrivendomi alla facoltà di enologia, che continuo tutt'ora nel campo del marketing. Mi piace raccontare i vini e il mondo dell'enogastronomia con semplicità e ironia, rendendoli accessibili e accattivanti ai meno esperti. Spero un giorno di poter trasformare questa passione in un lavoro...così da giustificare finalmente tutte le mie mangiate e bevute.