LANGHE FAVORITA DOC PRODUTTORI DI GOVONE 2015 – DI LIMONI E LIMONATE #NATALECONLOWINE

È ormai tradizione che quando sono invitato ad una cena con amici io porti il vino. Questo principalmente per tre motivi: sono terribilmente incapace in cucina, sono estremamente pigro e infine sono costantemente in ritardo e le bottiglie non soffrono il viaggio frettoloso in macchina (al contrario di un vassoio di bignè).

Questa settimana sono stato a cena da Giulia e Federico e qui, oltre a qualche bottiglia favorita
dalla mia cantina, da bravo Lowiner ho acquistato anche 2 bottiglie di vino al supermercato di fiducia: una Favorita e un Chianti. In questo primo articolo vi racconto la prima delle due. Ho acquistato questa bottiglia perché sono un amante del vino Favorita, pur sapendo essere l’interpretazione piemontese del fratello gemello Vermentino.

Premessa: ce la siamo scolata tutta! La prima sensazione approcciandosi a questa bottiglia è legata alla sua tappatura: il tappo in silicone non fa perfetta tenuta sul collo della bottiglia e ruota leggermente mentre avvitiamo il cavatappi; alla fine abbiamo comunque la meglio e stappiamo questa Favorita da meno di 3€. Il colore è un giallo ectoplasmatico, tipico di alcuni vini bianchi, che non ci spaventa. Annusiamo il vino nel bicchiere ma non sentiamo le note che vorremmo, non nel senso che percepiamo note sgradevoli, ma proprio che non sentiamo nulla…!!! Lo facciamo roteare, lo shakeriamo, lo chiamiamo per nome ma niente, non ne vuole sapere di rilasciare componenti profumate. Le questioni sono due: o è un vino molto geloso, o non aveva proprio profumi; temo la seconda. Niente paura, il naso dice molto di un vino, ma non dice tutto! Assaggiamo il nettare e purtroppo confermiamo quello che avevamo percepito al naso: non c’è struttura, se non per una leggera acidità, non c’è corpo non c’è finale. L’unica persistenza in bocca è data dall’alcol che però svanisce subito e ci lascia a bocca…vuota. Capisco che non tutti i bianchi debbano sprigionare profumi sensazionali o rivelare strutture corpose e raffinati, lungi da me desiderare un mondo fatto da soli vini di spessore, ma questa Favorita era proprio troppo moscia: prescriverei una dose di citrato di sildenafil…

Conclusione: noi di Lowine ce la andiamo a cercare e su questo non ci piove. Questo vino però in fin dei conti non era cattivo…non aveva difetti, non aveva caratteristiche sgradevoli, d’altro canto non aveva neanche espressioni particolarmente colorate o appassionate; era un vino bianco che si è lasciato bere a cena serenamente e senza impegno. Insomma, era il “limone duro” consumato nei pomeriggi in discoteca durante i primi anni delle scuole superiori: li abbiamo fatti tutti volentieri, ma non ci hanno lasciato proprio niente e a malapena ce li ricordiamo.                                         To be continued…

#nataleconlowine

Published by

Luca

La prima volta che sono entrato in una cantina "vera" ho rischiato di spaccare una vetrata con una scala: da lì è stato tutto in discesa... Appassionato di marketing, rapito anima e corpo dalle operazioni di cantina, non dimentico però mai il mio primo grande amore: il vigneto. Credo davvero che un gran vino si faccia in vigna, ma sono sicuro che senza ottimi cantinieri staremmo ancora tutti bevendo l'ippocrasso!