TEMPRANILLO BIO/VEGAN VINO DE LA TIERRA DE CASTILLA 2016 – MEGLIO UNA FOCA CHE UN MAIALE

Prepotentissimo sugli scaffali del Penny Market a 1,85. Tappo a vite gagliardo. Biologico. E vegano. Un colpo al cuore insomma, come quella Barbera, ricordate? Forse troppe cose insieme per una bottiglia leggerissima, e un’etichetta che potrebbe essere di qualunque cosa, da un pacco di pasta a un detersivo per i pavimenti dal nome esotico. Il lowiner tuttavia non sarà confuso da mille altre informazioni, e si potrà concentrare sul salvare l’ambiente e le foche dell’Antartico grazie al suo acquisto.

L’ho degustato nel modo più coerente possibile. Con polenta e salsiccia. Perché davvero, un vegano andrebbe mai al discount per comprare il vino?! Non penso proprio…a meno che non esistano i low-vegans…mi documenterò a riguardo…

Dopo un fascinoso “scranck” del tappo a vite, ecco il Tempranillo, vino numero uno della terra spagnola. Nel bicchiere si presenta bene, con un colore intenso, rosso brillante. Al naso si percepiscono odori di cuoio, borse di pelle (di quelle di marca, non tarocche) e un vago odore di…macelleria?! Carne cruda, sangue, giù di là…e non fa schifo, fidatevi.

In bocca allappa, ma la sensazione dura poco e lascia un po’ di amaro, di più non si poteva chiedere in fin dei conti, e devo dire che fino all’ultimo si è difeso bene.

Il problema dell’amarognolo si è rivelato facilmente risolvibile, abbinandoci sapientemente salsiccia  in umido e polenta concia, con burro e formaggio. Almeno le foche le avete salvate, per il maiale tocca mettersi l’anima in pace.

6 FRASI PER SEMBRARE UN DEGUSTATORE NAVIGATO

L’apparenza inganna… ed  è proprio su questo che molti low-winers, o meglio degustatori in erba, basano la propria strategia di degustazione. Ho raccolto alcune perle sul campo, veri e propri IPSE DIXIT per sembrare sommelier esperti e navigati, rimanendo in segreto i soliti avventori di Tavernello e birra dell’Eurospin.

#1 Questo vino ha carattere…

Commento che denota una grande intelligenza. Rimani super-partes, senza specificare se sia un carattere che ti attrae, oppure un vero e proprio carattere di m****a. Però ricorda: per i vini si può usare questa espressione, descrivere una fanciulla in questo modo equivale a dire che è brutta, e non si fa…

#2 È ancora giovane

Requisito indispensabile è leggere l’annata scritta sull’etichetta. Non sarebbe male anche una googlata veloce sull’aspettativa di vita del vino che state bevendo. Ad ogni modo, dimostrati un degustatore paziente…attendi qualche anno.

#3 Questo vino è veramente didattico

Se non era chiaro a sufficienza, queste frasi prevedono la massima resa, insieme alla minima conoscenza. Dire che un vino è semplicemente “didattico” è come commentare le prestazioni di una macchina e dire che si muove. Se però aggiungi la parolina magica denominazione la conversazione prende subito un’altra svolta. Significa non solo che sai cosa stai bevendo, ma che ne riconosci anche alcuni caratteri tipici. E quali sarebbero, scusa? C’è sempre un guastafeste nel gruppo, devi tenerlo in conto…io suggerirei la frase 2.

#3 Ma fa legno?

Il miglior modo per non rispondere ad una domanda? farne un’altra! Da fare se si degusta un vino rosso, sui bianchi è improbabile, e quindi rischioso. Qualunque sia la risposta, annuisci lentamente e mantieni il mistero. Nessuno sa cosa stai pensando, né su quale nota affumicata tu ti stia soffermando. Fidati, meglio così.

#4 Il naso è ancora un po’ chiuso

Probabilmente anche il tuo naso lo è, e magari in generale non distingui l’odore di calzino da quello di mughetto. Il vino ha bisogno di un po’ di ossigeno per liberare i suoi aromi, se prendi tempo sarai sempre nel giusto. Giocarsi questa carta equivale al dire ad un amico “dai ci sentiamo per un caffè”. E quel caffè non arriverà mai. Così come il tuo commento sugli aromi.

#5 Mamma quanti solfiti!

Frase solitamente collegata ad un’espressione disgustata, esterrefatta. Come se ti avessero detto che per fare il gelato al gusto “puffo” tritano davvero quegli esserini tanto carini e simpatici. Uno dei migliori modi per fare il sofisticato è sparare a zero su qualcosa. Sai che odore ha la solforosa? Sai a cosa serve? Conosci tutti i presidenti della Repubblica Italiana? No, però hai sentito dire che i solfiti sono brutti, sporchi e cattivi, come Gargamella…poveri puffi.

#6 Ho il raffreddore, peccato

Il commento migliore della storia. Elegante, sincero, candido come la neve. In fondo i malanni di stagione sono sempre più frequenti, che ci puoi fare…

E la vostra frase cult, qual è? Fatecelo sapere, così la usiamo anche noi!

#staylowine

 

 

 

 

MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOP ROCCA VENTOSA + MALBECH IGP FAMIGLIA BORON – ASPETTATIVE E TRIGLICERIDI

Si sa, la prima impressione è quella che conta. Infatti ho pensato di presentarmi ad una cena tra nuovi compagni di corso con una bottiglia da 3 euro e qualcosa, per mettere subito in chiaro le cose. Immaginate il sollievo quando è comparsa un’altra bottiglia della stessa fascia di prezzo. Goethe le chiamava “le affinità elettive”.

Ebbene, ho sfruttato nuove menti e nasi da diverse regioni d’Italia per queste due bottiglie, nella prima degustazione low in terra veneta.

Primo vino, un Montepulciano d’Abruzzo, da non confondersi con il Vino Nobile di Montepulciano, un altro paio di maniche. Colore interessante, un bel viola con qualche leggere sfumatura aranciata, probabilmente data da un po’ di affinamento in legno. Un certo odore di pasta e pancetta ha confuso i nasi del gruppo di degustazione che però, alla fine, hanno riscontrato la presenza di un frutto rosso non troppo maturo, come la prugna, il ribes o la ciliegia. In bocca niente sapore di panchina (ricordate quel Barbaresco?!) ma un piacevole sapore speziato e una buona acidità, anche se troppo breve, come la durata di uno smalto semi-permanente. Il lowiner rimarrà soddisfatto di questo acquisto, un po’ meno forse della sua manicure.

E poi lui, il Malbech, vitigno di origine francese, oggi coltivatissimo in Argentina e Cile. Nutrivo grandi speranze, e si dice che chi di speranza vive, disperato muore. Ad un primo approccio colore e profumi non hanno deluso le aspettative: rosso intenso, e note vinose, fruttate, dolci. In bocca chiaramente qualcosa non andava, forse per un problema di rifermentazione in bottiglia. Il vino aveva infatti un sapore dolciastro e una leggera effervescenza. Si è potuto tuttavia apprezzare una certa morbidezza in bocca e una bella sensazione di calore. Riassumerei in una parola: sfiga. Mia e della bottiglia che forse ha dovuto affrontare qualche esperienza traumatica, uno shock emotivo che ne ha alterato il contenuto. Daremo una seconda occasione a questo Malbech, perché le premesse erano buone.

Il neo gruppo di degustazione ha reagito bene alla delusione, distratto di nuovo da un’altra pietanza ad alto contenuto di trigliceridi: una torta di burro e cioccolato.

Insomma un gruppo di lavoro sicuramente valido, ma a rischio di ipertensione e infarti…una ragione in più per leggere e condividere questo articolo, non sappiamo quanto tempo reggeremo.

Le nez du vin, come non usare un regalo costoso

Chiacchierato, amato, odiato. Essenzialmente molto costoso.

Un manipolo di amiche ha fatto la follia di regalarmelo, augurandomi di imparare a “fiutare gli affari”. Sto parlando del kit di aromi LE NEZ DU VIN, in particolare il cofanetto con i 12 fondamentali dei vini rossi: fragola, lampone, ciliegia, ribes nero, violetta, pepe, peperone verde, vaniglia, affumicato, liquirizia, mora e infine tartufo.

Il lowiner medio probabilmente non abbina i suoi vini low-cost con il tartufo, quindi alla difficoltà oggettiva di dare un nome ad un odore, si aggiunge quella di percepire profumi sconosciuti.  Proprio per questo vale la pena usare questo kit in modo poco serio, soprattutto se si hanno amici senza troppo freni inibitori (con l’aspirante sommelier c’è poco divertimento).

Ecco alcune perle di un pomeriggio uggioso di settembre, con qualche amico.

“Che schifo! Ma che è sta roba?! Aglio, cipolla?”

Ebbene era tartufo, che il kit interpreta più simile all’odore di funghi porcini. Comprensibile la confusione del lowiner.

“E’ cioccolato!” ha esclamato mia sorella raggiante…era vaniglia. Concesso.

Sul peperone verde è stato detto di tutto: salvia, zucchine, rosmarino. Almeno il colore era azzeccato.

Anche sul familiare pepe il lowiner ha avuto un profondo smarrimento, defininendolo: “una cosa tra metà strada tra lavanda e olio 31.”

“Cenere bruciata” sorprendente azzecco sulla boccetta “affumicato”, che io invece non riconosco mai.

Ma il vertice del pomeriggio si è raggiunto alla “violetta”, non riconosciuta fino alla fine. Una volta rivelato l’aroma, è stato accolto con:

“Ma la violetta non esiste, è una invenzione di Disney Channel!”

LE NEZ DU VIN si presta bene a serate goliardiche, ma anche alla solitudine di una camera, dove ci si può cimentare nel riconoscimento, avvalendosi anche degli inserti cartacei, ben fatti e soprattutto low-friendly.

 

LOWINE TRASLOCA!!

Nuovo indirizzo, grafica rinnovata e una diaspora senza precedenti dell’originale quartetto. 

Sì perchè, a discapito delle apparenze, tra i lowiner si lavora e si studia seriamente, e al momento stiamo andando a colonizzare nuove aree del Nord Italia, e forse prossimamente, del Nuovo Continente.

In questo lungo lunghissimo silenzio da marzo fino ad ora sicuramente non abbiamo smesso di bere, né tanto meno di sparare assurdità in ambito enologico, alleviando la tensione di esami/lauree/lavoro/storie d’amore con astemi recidivi (quest’ultima una vera e propria tragedia). Continue reading “LOWINE TRASLOCA!!”

BARBERA OLTREPÒ PAVESE “CAMPO DEI SALICI” – UNA PIACEVOLE SORPRESA…VEGANA

Spesa del sabato pomeriggio. Piccolo supermercato. Età media: 103 anni. Lascio alla vostra fantasia immaginare la bolgia dantesca. La scelta del vino perciò è stata veloce, molto veloce, stile passaggio del testimone alle Olimpiadi di Rio e poi di corsa fino alla cassa. (con azzecco del prezzo per puro fattore c**o a 4,35 euro). Continue reading “BARBERA OLTREPÒ PAVESE “CAMPO DEI SALICI” – UNA PIACEVOLE SORPRESA…VEGANA”